top of page

Cosa vorresti sapere?

Le risposte che cercavi

Cosa vuol dire IIU, FIVET, ICSI?

Chi si avvicina per la prima volta al mondo della procreazione medicalmente assistita si trova spesso davanti a una serie di sigle poco chiare. Ecco una guida semplice alle tre tecniche più conosciute.

IIU – Inseminazione Intrauterina

È la tecnica più semplice tra le tre. Il liquido seminale, opportunamente trattato in laboratorio per selezionare gli spermatozoi più mobili, viene introdotto direttamente nella cavità uterina tramite un sottile catetere, in prossimità dell'ovulazione. L'obiettivo è aumentare il numero di spermatozoi che riescono a raggiungere le tube, dove avviene naturalmente la fecondazione. È indicata soprattutto in caso di lievi alterazioni del liquido seminale o infertilità inspiegata, e richiede che le tube della donna siano pervie.

FIVET – Fecondazione In Vitro con Embryo Transfer

In questo caso la fecondazione avviene fuori dal corpo, in laboratorio: dopo una stimolazione ormonale, gli ovociti vengono prelevati e messi a contatto con gli spermatozoi in una piastra di coltura, lasciando che la fecondazione avvenga in modo naturale. Gli embrioni ottenuti vengono poi trasferiti nell'utero dopo alcuni giorni di sviluppo. È indicata quando tecniche più semplici come la IIU non sono percorribili (es. tube chiuse) o non hanno funzionato.

ICSI – Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo

È una variante della FIVET, usata soprattutto in presenza di infertilità maschile più marcata (bassa quantità, motilità o alterat morfologia degli spermatozoi). Invece di lasciare che la fecondazione avvenga spontaneamente in piastra, un singolo spermatozoo viene selezionato e iniettato direttamente all'interno dell'ovocita con un ago sottilissimo. Il resto del percorso (coltura degli embrioni, trasferimento) è simile a quello della FIVET.

Come si sceglie la tecnica giusta

Non esiste una tecnica "migliore" in assoluto: la scelta dipende dalla causa dell'infertilità individuata negli esami di entrambi i partner, dall'età della donna, dai tentativi già effettuati e dalla storia clinica della coppia. È lo specialista, dopo la valutazione iniziale, a proporre il percorso più adatto.

Un percorso fatto di gradualità

Nella maggior parte dei casi il percorso parte dalle tecniche meno invasive (come la IIU) per poi eventualmente passare a quelle più complesse solo se necessario: capire questa gradualità aiuta ad affrontare il percorso con meno ansia fin dal primo consulto.

Per una valutazione personalizzata sul percorso di PMA più adatto, il Dott. Sandro Petrilli riceve nelle sedi di Monteriggioni, San Rocco a Pilli, Rapolano Terme e Monte San Savino.

 Visita ginecologica di controllo: perchè è utile farla regolarmente anche in assenza di sintomi

Una visita di controllo periodica, anche in assenza di sintomi, permette di monitorare nel tempo la salute dell'apparato riproduttivo, individuare precocemente eventuali alterazioni e tenere sotto controllo esami di screening come il pap test. È anche il momento giusto per parlare apertamente di contraccezione, ciclo mestruale, sessualità o qualsiasi dubbio, senza timore di essere giudicate.

Come si svolge, passo per passo

  1. Colloquio iniziale: il ginecologo raccoglie la storia clinica, il tipo di ciclo, eventuali sintomi o preoccupazioni.

  2. Esame obiettivo: un'ispezione esterna e, se necessario, un esame interno con lo speculum, utile anche per eseguire il pap test se previsto in quella visita.

  3. Eventuale ecografia: spesso transvaginale o addominale, per controllare utero e ovaie.

  4. Spazio per le domande: è il momento per chiedere qualsiasi cosa, dai dubbi sulla contraccezione a sintomi che si vorrebbero approfondire.

Tutta la visita dura generalmente 30 minuti.

Come prepararsi

Non serve una preparazione specifica nella maggior parte dei casi. Può essere utile evitare rapporti sessuali e l'uso di ovuli o creme vaginali nelle 24-48 ore precedenti, se è previsto un pap test, per non alterare il risultato. In caso di dubbi su cosa evitare, basta chiedere direttamente al momento della prenotazione.

Un consiglio pratico

Se si ha un dubbio, un sintomo o anche solo una curiosità, meglio scriverla prima della visita: capita spesso di dimenticarsene una volta seduti davanti al medico.

Per prenotare una visita ginecologica di controllo, il Dott. Sandro Petrilli riceve nelle sedi di Monteriggioni, San Rocco a Pilli, Rapolano Terme e Monte San Savino.

Pap test e HPV: ogni quanto farli e perché contano

Pap test e test HPV sono gli strumenti più efficaci che abbiamo per prevenire il tumore del collo dell'utero. Eppure restano tra gli esami più rimandati, spesso per pigrizia o per un po' di timore. Vediamo cosa sono, a cosa servono e ogni quanto vanno ripetuti.

Che differenza c'è tra pap test e test HPV

Il pap test analizza le cellule del collo dell'utero al microscopio, per individuare eventuali alterazioni prima che diventino un problema serio. Il test HPV cerca invece direttamente la presenza del virus del papilloma umano, la causa principale di quasi tutti i tumori del collo dell'utero. Sono due esami complementari: a seconda dell'età e della storia clinica, il ginecologo consiglia quale dei due (o quale combinazione) è più indicato.

Ogni quanto vanno fatti

Le linee guida dei programmi di screening italiani indicano in genere:

  • pap test ogni 3 anni, di solito nella fascia tra i 25 e i 30-34 anni;

  • test HPV ogni 5 anni, di solito a partire dai 30-35 anni, quando ha una capacità predittiva più alta del pap test da solo.

Questi intervalli sono pensati per la popolazione generale a basso rischio: chi ha una storia clinica particolare, sintomi, o risultati precedenti non del tutto negativi potrebbe aver bisogno di controlli più ravvicinati. È sempre il ginecologo a personalizzare la cadenza più adatta caso per caso.

Perché non conviene saltarli

Il tumore del collo dell'utero è tra i pochi tumori che si possono davvero prevenire, non solo diagnosticare precocemente: individuare per tempo un'alterazione permette quasi sempre di intervenire prima che diventi un problema serio, con trattamenti molto meno invasivi di quelli necessari in una diagnosi tardiva.

Cosa aspettarsi durante l'esame

Sono esami rapidi, che si eseguono durante una normale visita ginecologica: qualche secondo di lieve fastidio, nessun bisogno di anestesia, nessun tempo di recupero. Il risultato arriva generalmente entro qualche settimana.

Per prenotare un pap test, un test HPV o una visita di controllo, il Dott. Sandro Petrilli riceve nelle sedi di Monteriggioni, San Rocco a Pilli, Rapolano Terme e Monte San Savino.

​

Colposcopia dopo un pap test anomalo: cosa significa, cosa aspettarsi

Ricevere un referto di pap test "positivo per la presenza di HPV" o può spaventare. Nella grande maggioranza dei casi, però, non significa affatto avere un tumore: significa solo che serve un controllo più approfondito, la colposcopia.

Cosa significa davvero un pap test anomalo

Un'alterazione al pap test indica che alcune cellule del collo dell'utero mostrano modificazioni che vanno approfondite: nella maggior parte dei casi si tratta di alterazioni lievi, spesso legate a un'infezione da HPV che il corpo può risolvere da solo nel tempo. Solo un piccolo numero di queste alterazioni, se non individuate e seguite, potrebbe evolvere nel tempo verso qualcosa di più serio: proprio per questo è importante non ignorare il referto ed eseguire l'approfondimento consigliato.

Cos'è la colposcopia

È un esame che permette di osservare il collo dell'utero ingrandito, tramite uno strumento chiamato colposcopio, che non viene inserito nel corpo ma resta esterno. Durante l'esame il ginecologo applica alcune soluzioni (come acido acetico o soluzione iodata) che evidenziano eventuali aree sospette, rendendole più visibili.

Cosa aspettarsi durante l'esame

È molto simile a una visita ginecologica standard: si esegue in ambulatorio, senza anestesia, e dura generalmente 10-15 minuti. Si può avvertire un lieve fastidio, raramente dolore vero e proprio. Se durante l'esame il ginecologo nota un'area da approfondire ulteriormente, può eseguire una piccola biopsia: un prelievo di pochi millimetri di tessuto, che si invia in laboratorio per l'analisi.

Dopo l'esame

Nei giorni successivi a un'eventuale biopsia è normale avere lievi perdite o piccolo sanguinamento. I risultati dell'eventuale biopsia arrivano generalmente entro 1-2 settimane, e sarà il ginecologo a spiegare l'esito e, se necessario, i passi successivi.

Il messaggio più importante

Un pap test anomalo non è un tumore, ed è proprio il percorso di approfondimento (colposcopia, eventuale biopsia) lo strumento che permette di intervenire per tempo, quando serve, evitando che un'alterazione lieve possa evolvere.

Per eseguire una colposcopia dopo un pap test anomalo, il Dott. Sandro Petrilli riceve nelle sedi di Monteriggioni, San Rocco a Pilli, Rapolano Terme e Monte San Savino.

Dott. Sandro Petrilli

Contattaci

(+39) 3470335114

Segui

  • Facebook

©2022 by Sandro Petrilli - All Right Reserved- Cookie Policy - Privacy

bottom of page